Istituto di Psicoterapia del bambino e dell’adolescente

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Un incontro analitico con bambini e genitori presenti insieme nella stanza La Consultazione Partecipata: un modello di intervento psicoanalitico preventivo e terapeutico del “fraintendimento inconscio” nelle relazioni precoci

Dott.ssa Giovanna Maggioni Psicologa Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalista, Membro Associato della SPI e dell'IPA, Dott.ssa Monica Fumagalli Psicologa Psicoterapeuta, Socio e Docente Psiba, Dott.ssa Angela Sorrenti Psicologa Psicoterapeuta, Socio Psiba.

24 febbraio 2018

Orario 09:00/13:00

La Consultazione Partecipata nasce da un lungo lavoro di ricerca che Dina Vallino ha svolto nel campo dell’Infant Observation a partire dagli anni ‘80, come un’estensione nella nostra stanza di analisi dell’Infant Observation stessa. Così come l’Infant permette di conoscere i genitori sul campo, cioè nella loro relazione con il bambino ed il bambino sul campo e ci insegna a cogliere l’atmosfera emotiva in una famiglia, così la Consultazione Partecipata indica un percorso di consultazione psicoanalitica rivolto ai genitori e figli in età evolutiva. 

È un lavoro che non esclude la psicoanalisi individuale del bambino, ma la amplia, perché coinvolge i genitori nella responsabilità di cura dei figli, prima di qualsiasi percorso clinico.  È un intervento che esplora le problematiche che emergono in consultazione, per come si presentano nell’hic et nunc della seduta. La Consultazione Partecipata nasce quindi come idea di una psicoanalisi precoce da affidare ai genitori in cooperazione con il terapeuta. I genitori vivono con estremo dolore il fatto di non comprendere i disagi dei loro figli e di non poterli aiutare. Per questo la Consultazione Partecipata è possibile solo a partire da una condivisione delle difficoltà dei genitori prima di ogni giudizio o diagnosi. Il setting della C.P. prevede 7 incontri: incontri con i genitori e incontri congiunti genitori figlio insieme e a coppie. Le sedute congiunte differiscono tra loro a seconda del tipo di psicopatologia e dell’età. È possibile comunque individuare un minimo comune denominatore. Il terapeuta si lascerà permeare dall’atmosfera emotiva dell’incontro, esercitando per quanto possibile la sua capacità negativa. Osservare e giocare insieme a genitori e figli ci permette di intercettare il fraintendimento inconscio, cioè il disturbo della comunicazione familiare.

Fraintendimenti di varia natura da parte di genitori, mancanza di rêverie, identificazioni proiettive intrusive costituiscono l’ingrediente principale dell’incomprensione verso i figli, i quali a loro volta rispondono con rimozione, scissione, ricerca di un’identità adesiva identificazione introiettiva patologica e disturbi vari a livello del Super -Io e dell’Ideale dell’Io.

Attraverso le sedute congiunte, il disagio del figlio trova una nuova modalità per essere raccontato e rappresentato davanti ai genitori. Lo sviluppo di un nuovo linguaggio, quello delle rappresentazioni condivise in seduta, permette di dare ai sintomi nuovi significati e dunque di introdurre una novità nel funzionamento del pensiero gruppale. Nel colloquio con i soli genitori il terapeuta può commentare ciò che è avvenuto nella stanza con il figlio rispetto ad uno scenario al quale tutti hanno partecipato. Parleremo quindi non “sul figlio”, ma di quel figlio osservato insieme.